Non percepisce uno stipendio né un compenso.Chi si dedica al recupero della fauna selvatica percepisce dolore, tristezza, preoccupazione, stanchezza e, a volte, gioia.
Il volontario apre il cuore e la propria casa, mette a disposizione tempo, mezzi e risorse per aiutare un animale in difficoltà.
Vede la sua sofferenza, ascolta la sua storia — troppo spesso causata da noi umani — e lo cura, anche a costo di notti
insonni e lacrime trattenute.
A volte, nonostante tutti gli sforzi, l’animale non ce la fa o non può essere più liberato.
In quei momenti il volontario si fa mille domande, vorrebbe mollare per il dolore… ma poi si ricorda:
“Se non ci fossimo noi, queste creature non avrebbero speranza.”
E così continua, anche se a volte questo comporta rinunce e sofferenze: meno tempo per la famiglia, per il lavoro, per
sé stessi… e persino per la propria anima.
Poi arrivano le grandi soddisfazioni: quando finalmente un animale torna libero nella natura.
E il cuore si riempie, e per un attimo ogni sacrificio ha senso.
Molti volontari accolgono per sempre animali non più liberabili, scegliendo di tenerli con sé e mantenerli a vita, con amore
e dedizione.
Per questo, quando chiamate un’associazione per segnalare un animale ferito e vi viene dato il numero di un volontario,
siate comprensivi:
spesso il volontario lavora, è lontano o si trova in difficoltà.
Se potete, aiutate anche voi: accompagnate l’animale al centro di recupero o al volontario più vicino.
Vi verranno fornite tutte le indicazioni necessarie per farlo nel modo giusto.
Ricordate: chiunque può essere un volontario — se è disposto a donare se stesso, a fare sacrifici e ad amare senza condizioni